Polizia – Procura

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Nessuna indagine da parte della polizia.
Alla fine del gennaio 2014 la famiglia Terrida ha deciso di denunciare alla polizia il medico di base per il trattamento terapeutico negligente nei confronti di Danilo. Questa denuncia, che agli occhi di alcuni può risultare drastica, è stata necessaria perché l’Istituto nazionale della sanità ritiene che gli errori medici non siano abbastanza gravi da essere denunciati alla polizia. Una valutazione, basata unicamente sulla cartella clinica modificata dal medico. È incomprensibile per la famiglia Terrida, che non riescono ad immaginare cosa ci possa essere di più grave che somministrare un trattamento, che finisce per innescare un suicidio. Pertanto, la denuncia alla polizia era l’ultima possibilità per mettere in luce le responsabilità sulla morte del figlio. Marianne e Denis hanno quindi denunciato il medico per aver prescritto il farmaco Sertralin senza una visita personale, il che ha comportato come conseguenza il suicidio di Danilo e per aver falsificato i dati nella cartella clinica al fine di evitare sanzioni penali.

Caso respinto senza giusta causa.
La polizia ha ricevuto la denuncia della famiglia il 23 gennaio 2014, e la risposto è arrivata dopo più di quattro mesi, il 3 giugno. La polizia del nord Sjælland ha respinto la denuncia argomentando che il caso era caduto in prescrizione. Inaspettato per la famiglia, dal momento che, già dal 2012 avevano informato la polizia di Gentofte di voler denunciare il dottore, ed era stato loro consigliato di attendere che il caso fosse prima analizzato dalle diverse autorità sanitarie. Quindi dopo aver seguito il loro consiglio, viene loro comunicato che la causa è caduta in prescrizione.
La famiglia Terrida, avendo tutt´altra opinione, presenta un ricorso al pubblico ministero, che dando ragione alla famiglia, il 28 luglio impone alla polizia di indagare il caso.
Indagine che si può svolgere rapidamente secondo la polizia, e dopo solo otto giorni, il 5 agosto, la polizia del nord Sjælland respinge nuovamente la denuncia. Questa volta la motivazione è che la polizia non valuta che il medico di Danilo sia colpevole di grave negligenza, e quindi non c´è la probabilità che possa essere condannato al processo.
Quello che sorprende maggiormente Marianne e Denis, è che prima ci siano volute quattro mesi per decidere che il caso era caduto in prescrizione, ma solo otto giorni per indagare il caso e trarne delle conclusioni. Come hanno potuto fare così in fretta?

Nessuna indagine.
La polizia del nord Sjælland non ha svolto nessuna audizione sul caso, non ha mai ascoltato la famiglia Terrida, né il medico di Danilo. Ha unicamente messo agli atti, la decisione della Commissione disciplinare e l´informazione che l´Istituto nazionale della sanità non ritiene ci siano le condizioni per la denuncia del caso alla polizia.
Questa indagine è stata sufficiente alla polizia del nord Sjælland, e ribadendo la decisione dell’Istituto nazionale della sanità ha respinto la denuncia.
Ma era appunto perché contestavano le sentenze della Corte disciplinare e dell´Istituto nazionale della sanità, che la famiglia si era rivolta alla polizia, sentenze a loro avviso di parte e basate su una falsa premessa, vale a dire, sulla cartella clinica che il medico ha modificato nei sei mesi successivi al decesso di Danilo e che ha scagionato il medico dall’aver operato in contrasto con le leggi in materia.
Per questo Marianne e Denis sono amareggiati e frustrati nel constatare che la polizia non abbia effettuato un´indagine autonoma sul caso, non si sia basata sulla cartella clinica originale, priva di modifiche, e non abbia convocato per un`audizione i familiari, il medico e degli esperti esterni, si sono unicamente limitati a compiere gli stessi errori delle istituzioni sanitarie.
Dov’è lo Stato di diritto?
I genitori di Danilo possono constatare amareggiati come nel loro caso, lo stato di diritto sia stato calpestato. Visto che la polizia non ha ritenuto di effettuare alcuna indagine indipendente si ritrovano oggi prigionieri in una spirale, dove tutte le istituzioni pubbliche a cui si sono rivolti fanno fronte comune e di conseguenza precludono la possibilità di far valutare il caso in base alla cartella clinica originale e non quella modificata, che a loro parere, é solo funzionale a nascondere gli errori del medico. La famiglia Terrida ha presentato un nuovo ricorso denunciando l’incompletezza delle indagini della polizia, ma il caso è stato respinto e definitivamente chiuso dalla procura.
Oggi la famiglia Terrida si ritrova con in mano la sentenza della Commissione di tutela pazienti lesi che riconosce come il trattamento del medico sia la causa della morte del loro figlio, ma ogni possibilità di riportare il medico alle sue responsabilità – penali o pecuniarie – è sfumata.

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