Mediatore Parlamentare

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Danilo – Denuncia al Mediatore Parlamentare

Nel febbraio 2015- quasi un` anno dopo aver fatto denuncia al Mediatore Parlamentare- la famiglia Terrida ha finalmente ricevuto risposta dall‘Istituto Nazionale della Sanità.
Risposta dimostratasi tutt`altro che rassicurante e che ha unicamente creato ulteriori dubbi. Avevano sperato che l’Istituto Nazionale della Sanità riconoscesse la corresponsabilità nel decesso di Danilo e ammettesse i propri errori, per poter almeno ricominciare a credere che la loro tragedia non si sarebbe ripetuta in altre famiglie.
Ma fino a che l´Istituto Nazionale della Sanità non potrà o vorrà ammettere che il trattamento inadempiente di Danilo già era iniziato a partire dalle errate line guida nazionali, alla famiglia rimarrà il forte timore che altre famiglie rischieranno di perdere i loro figli.

Consapevoli del rischio, ma non cambiano le linee guida.
Nella risposta si può leggere che, l‘Istituto Nazionale della Sanità informa Marianne e Denis che non ritiene “possibile stabilire un momento chiaro e inequivocabile in cui vi fossero state prove sufficientemente attestanti che la prassi generale di prescrizione dei medicinali in questione avrebbe potuto comportare un rischio non trascurabile per la sicurezza del paziente.”
In altre parole, l ‘Istituto nazionale della Sanità non riconosce di aver avuto, nel periodo precedente il 2014, informazioni sul rischio di aumento del comportamento suicida sufficienti per modificare le linee guida ai medici. Questa risposta risulta incomprensibile a Marianne e Denis.
È chiaramente in contrasta con il dato di fatto che già nel 2003, quando questo tipo di antidepressivo è stato ammesso nel mercato danese, era chiaramente descritto il rischio di un possibile aumento del comportamento suicida nei giovani al di sotto dei 25 anni; inoltre, l’Agenzia europea EMA nel 2005 e l’Agenzia americana FDA nel 2007 avevano pubblicato i risultati di ricerche che evidenziavano tale rischio, inoltre una comunicazione dello stesso Istituto Nazionale della Sanità, ricevuta da Marianne e Denis, recita che dal 2008 “è noto che vi è un aumento del rischio suicida in caso di depressione, e che il rischio può aumentare nel primo periodo seguente l’inizio del trattamento. “
Nella stessa risposta l’Istituto Nazionale della Sanità garantiva di aver provveduto ad informare, con i foglietti illustrativi nelle confezioni di antidepressivi, dei rischi della prescrizione dei farmaci ai pazienti di età inferiore ai 25 anni.
Per quale motivo lo stesso Istituto, afferma ora di non aver avuto in nessun momento “conoscenze sufficienti” per modificare le sue direttive? E perché l’Istituto non ha cambiato le line guida nel 2008, quando era, senza ombra di dubbio, consapevole del rischio?
Si può forse trattare di una dimenticanza che ora cercano di coprire? Questo è uno degli interrogativi che Marianne e Denis si sono posti, dopo aver letto la risposta dell’Istituto Nazionale della Sanità.
Hanno cercato di spiegarselo pensando che forse era un’operazione troppo complessa, quella di modificare le linee guida. Ma neanche questa considerazione dava un senso. Considerando che l’Istituto aveva già cambiato le direttive nel 2007.
In quel caso, aveva però considerato l’aumento del rischio di comportamento suicida unicamente per la fascia di età inferiore ai 18 anni, tralasciando la fascia dai 18 ai 25 anni, nonostante l’Istituto già da allora ne fosse a conoscenza- cosa che adesso nega.

Linee guida irrilevanti
Marianne e Denis non si spiegano un’altra formulazione nella risposta dell’Istituto. Di fatto potevano leggere che, secondo l´Istituto; le linee guida sono un´espressione di come ritengono, i medici devono agire quando curano i pazienti. Inoltre, i medici non possono essere giudicati solo per non aver osservato le line guida dell’Istituto, ma le stesse linee guida sono spesso utilizzate per valutare se un medico ha agito con diligenza e serietà nel proprio lavoro, e in caso contrario, essere sottoposto a giudizio. Pertanto, le le line guida, secondo Marianne e Denis, non possono che essere di grande rilievo.
Ma un paio di righe più sotto potevano leggere che, i medici possono derogare dalle linee guida, senza alcuna conseguenza.
Le line guida, in tal caso, hanno solo un valore indicativo, e il medico può eventualmente eluderle, a condizione che possa argomentarne il motivo.
Ma a cosa servono allora le line guida ? È la domanda che i genitori di Danilo continuano a porsi;
Se le line guida nazionali sono così elastiche per cui ai medici viene consentito di non seguirle, cosa resta e su che basi le autorità possono valutare una denuncia, ad un medico generico, con nessuna esperienza in psichiatria, se abbia o meno operato con coscienza e serietà professionale?

Nuova denuncia al Mediatore Parlamentare
La lettera dell’Istituto Nazionale di Sanità non ha risposto alle molte domande di Marianne e Denis. Al contrario si ritrovano oggi con ancora più domande e ancora meno fiducia nel sistema sanitario danese.
Pertanto, stanno formulando una nuova denuncia al Mediatore Parlamentare evidenziando che l’Istituto Nazionale della Sanità dovrebbe ammettere di aver potuto e dovuto cambiare le line guida sul trattamento medico dei giovani tra i 18 e i 25 anni con antidepressivi molto prima del 2014, e inoltre, considerando che tuttora l´Istituto permette ai medici di base di prescrivere i pericolosi farmaci, senza nessuna competente supervisione da parte delle autorità, la necessità di fornire i medici di base della competenza necessaria da che, come minimo, siano in grado di formulare una corretta diagnosi e distinguere i pazienti con problemi psicologici da quelli con potenziali disturbi psichici.
La famiglia Terrida è convinta che la maggior parte dei medici generici in realtà non siano professionalmente competenti a diagnosticare i problemi psichici e di conseguenza prescrivere psicofarmaci a presunti pazienti con disturbi psichici, non avendo conseguito specifici studi.
Ed è per questo che secondo Marianne e Denis l’Istituto Nazionale della Sanità opera in modo irresponsabile nel richiedere ai medici di base di prendersi cura di questi pazienti.
Secondo l’esperienza della famiglia, i medici di base, qualora vengono contattati da pazienti con dei potenziali disturbi psichici dovrebbero immediatamente indirizzarli dai medici specialisti, al fine di evitare gravi errori e garantire loro il miglior trattamento possibile, nel rispetto della sicurezza al paziente e la visione stessa dell´Istituto Nazionale della Sanità di garantire il miglior trattamento possibile ai pazienti.

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