Istituto nazionale della sanita

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13) Carenti linee guida dell’Istituto nazionale della sanità.

Danilo aveva solo 20 anni al momento della prescrizione dell’antidepressivo che 11 giorni dopo lo ha portato al suicidio. Dal punto di vista giuridico era un adulto: aveva l’età per votare e per ottenere la patente. Se fosse stato due anni più giovane – al di sotto dei 18 anni- secondo le norme governative, non un medico di base, ma uno specialista in psichiatria avrebbe potuto prescrivergli il farmaco. Ma il farmaco non ha gli stessi effetti collaterali se si hanno 17 o 19 anni? Conosce il farmaco il limite di età giovane-adulto che abbiamo determinato per legge?
Queste domande si sono posti e hanno deciso di approfondire, i genitori di Danilo, e hanno trovato subito la risposta. Nel foglietto illustrativo del Sertralin, il farmaco antidepressivo che ha tolto la vita al figlio. Qui vi si legge che il rischio di tentato suicidio può aumentare per i pazienti di età inferiore ai 25 anni. E ben presto hanno scoperto anche che ogni anno un numero crescente di giovani di età compresa tra i 18 ei 25 anni tenta o commette il suicidio mentre è in cura con gli antidepressivi. L’aumento del rischio di suicidio non riguarda solo il Sertralin bensì tutti gli antidepressivi. Diverse ampie ricerche da parte della FDA (Agenzia governativa americana per gli alimenti e i medicinali) e EMA (Agenzia europea per i medicinali) hanno avuto gli stessi identici risultati.

Incomprensibile limite di età da parte dell’Istituto nazionale della sanità.
L’ Istituto nazionale della sanità è la massima autorità sanitario-farmacologica in Danimarca; stabilisce quali farmaci sono approvati per la vendita, chi può prescriverli e a quali medici compete il trattamento di determinati tipi di pazienti o malattie. Ad esempio, un dermatologo non deve trattare le ossa rotte, e uno psichiatra non deve mettersi a prescrivere pillole per l’artrite.
Quindi è l’Istituto nazionale della sanità che ha stabilito che i medici di base possono diagnosticare e trattare i giovani tra i 18 e i 25 anni con gli antidepressivi – anche se ci sono dati che dimostrano che il rischio di suicidio è maggiore per i giovani fino a 25 anni. La famiglia Terrida si è chiesta perché l’Istituto nazionale della sanità avesse fissato il limite a 18 anni e perché non si demanda agli specialisti, con una maggiore competenza specifica, la cura dei giovani fino a 25 anni, quando gli effetti collaterali possono essere fatali proprio per tale gruppo.

L’ Istituto nazionale della sanità non ha rispettato le scadenze.
L’incongruo limite di età delle linee guida dell’Istituto nazionale della sanità ha portato al ricorso di Marianne e Denis. Chiedevano che le line guida fossero modificate, da che altri genitori non dovessero rischiare di trovarsi nella loro stessa situazione.
Nella primavera del 2014, due anni e mezzo dopo la morte di Danilo, le line guida erano sempre le stesse, per cui l’avvocato della famiglia ha denunciato al Mediatore Parlamentare la mancanza di modifiche. La denuncia è stata trasmessa all’ Istituto nazionale della sanità, che ha promesso di trattarla prima della fine dell’estate del 2014, ma questo non è successo e quando la famiglia l’ha sollecitata in autunno, l’Istituto l’ha rinviata a novembre. Nel mese di dicembre, la famiglia, non avendo ancora avuto risposta, ha nuovamente inviato un sollecito. Questa volta, è emerso che l´Istituto nazionale della sanità aveva appena cambiato le linee guida contestate dalla famiglia Terrida.

Nuove line guida, ma con scappatoia.
Con grande gioia, Marianne e Denis hanno constatato che nelle nuove linee guida è stato portato a 25 anni il limite di età entro il quale i pazienti giovani devono essere trattati dagli specialisti in psichiatria. Oggi il medico di base non sarebbe autorizzato a prescrivere gli antidepressivi a Danilo, ma dovrebbe richiedere la visita specialistica.
Ma nelle indicazioni governative vi è anche quella che sembra una scappatoia per i medici generici: si scrive che se non fosse possibile per i giovani ottenere una consultazione dallo specialista prima del necessario avvio della terapia farmacologica, il medico di base può prescrivere gli antidepressivi – anche se solo dopo un consulto con uno specialista, e solo a condizione che il paziente incontri lo specialista appena possibile.
Ma la famiglia non si spiega, come l`Istituto nazionale della sanità possa consentire che, un medico generico unicamente telefonando ad uno specialista possa continuare a prescrivere pillole così pericolose.
Come può essere sufficiente, che uno specialista riceva le informazioni da un medico generico al telefono e senza poter vedere il paziente di persona?
È davvero sufficiente, perché uno specialista, possa valutare l´eventuale malattia del paziente e fare la diagnosi corretta, necessaria per una malattia dove la diagnosi è di importanza cruciale per quale trattamento scegliere?
La famiglia ritiene che il l´Istituto nazionale della sanità stia prendendo un grosso rischio a spese dei giovani non chiudendo tale scappatoia nelle nuove linee guida. Marianne e Denis ritengono che l´Istituto nazionale della sanità sia pienamente consapevole del fatto che – i medici sfrutteranno la scappatoia – ricerche hanno dimostrato che i medici di base prescrivono tuttora e ampiamente gli antidepressivi ai minori di 18 anni, ignorando le line guida che lo vietano.
Sulla violazione delle line guida da parte dei medici, la responsabile per la vigilanza e sicurezza pazienti dell´Istituto nazionale della sanità, Anne Mette Dons, ha dichiarato che: il numero dei medici che violano le line guida è talmente alto da rendere impossibile un intervento effettivo.
Per la famiglia questa è la conferma che l’Istituto nazionale della sanità consente ai medici di violare liberamente le line guida, senza alcuna conseguenza alle violazioni.
I genitori di Danilo quindi rimangono con la sensazione che, l´Istituto nazionale della Sanità stia giocando con le vite dei nostri giovani, non essendoci nessun controllo sui medici generici.

Medici incompetenti.
Oltre al fatto che i medici generici possono ignorare le linee guida governative senza alcuna conseguenza, i genitori di Danilo hanno scoperto che la maggior parte dei medici di base non ha ricevuto alcuna formazione ufficiale in psichiatria negli ultimi cinque anni, come indica un rapporto dell’Organismo Mondiale della Sanità – WHO.
Allo stesso tempo, i testi con le line guida ufficiali per il trattamento dei disturbi mentali non sono disponibili nella maggior parte degli ambulatori medici.
Le informazioni contenute nel rapporto provengono dallo stesso Istituto nazionale della sanità; Marianne e Denis si stupiscono che l’Istituto, pur essendo a conoscenza delle carenze evidenti nella formazione dei medici di base in psichiatria, consenta loro di trattare i bambini e i giovani con farmaci altamente pericolosi. Per la famiglia Terrida questo può solo significare che il rischio di una diagnosi errata è molto alto, e di conseguenza anche il rischio che i bambini o giovani danesi vengano erroneamente ed in modo irresponsabile, curati con medicinali altamente pericolosi

Il medico generico stabilisce se il suicidio è un effetto collaterale.
Non é solo l´atteggiamento dell’Istituto nazionale della sanità riguardo alle linee guida, a destare preoccupazione nei genitori di Danilo. Nella primavera del 2012 i redattori della sezione documentari del canale televisivo P1 hanno scoperto che presso l’Istituto nazionale della sanità non era stato registrato alcun suicidio in cui fossero coinvolti gli antidepressivi per pazienti al di sotto dei 25 anni. Ciò era dovuto al fatto che il medico di Danilo non ha segnalato il suicidio come un effetto collaterale, e, quindi la sua morte poteva finire come un numero anonimo.
Dopo che la morte di Danilo ha risvegliato l’attenzione dei media, l’Istituto nazionale della sanità ha scelto di verificare se il suicidio di Danilo dovesse essere segnalato come un effetto collaterale del farmaco. Ma invece di indagare autonomamente, si è rivolto al medico di Danilo – colui che gli aveva prescritto il farmaco e in seguito era stato criticato tra l’altro per non aver seguito e controllato il paziente.
Il medico è arrivato alla conclusione che il suicidio di Danilo non era la conseguenza di un effetto collaterale, e quindi l’Istituto nazionale della sanità non ha registrato il suicidio come conseguente all’uso del medicinale.
È frustrante per i genitori constatare che sia lo stesso medico, oggetto di critica, ad essere determinante nella valutazione da parte dell’Istituto nel giudicare la morte di Danilo; Si aspettavano che esso fosse indipendente dal corpo medico.
Il suicidio di Danilo è stato invece registrato come un´ eventuale effetto collaterale del farmaco.

Supporto adeguato ai pazienti.
Dopo il lungo e frustrante iter sostenuto con l’Istituto nazionale della sanità, la famiglia Terrida ha deciso di denunciare al Mediatore Parlamentare le irresponsabili carenze dell´Istituto nel loro caso.
Marianne e Denis ritengono che la morte di Danilo si sarebbe potuto evitare se l’Istituto nazionale della sanità avesse preso le precauzioni necessarie per dotare i medici generici adeguatamente, in modo che come minimo siano in grado di diagnosticare e nello stesso tempo, riconoscere la differenza fra un paziente con disturbi dell´umore e uno potenzialmente depresso.
La famiglia Terrida è convinta che, la maggior parte dei medici di base in realtà non sono professionalmente competenti per poter diagnosticare e trattare pazienti con potenziali disturbi psichici, in quanto non dotati della specifica formazione. Pertanto secondo Marianne e Denis, è irresponsabile e indifendibile che si richieda loro di trattare tali pazienti.
Secondo la famiglia, i medici di base, quando vengono avvicinati dai pazienti con potenziali disturbi psichici, dovrebbero richiedere direttamente la visita specialistica al fine di evitare gravi errori e garantire il miglior trattamento possibile, nel rispetto del paziente e la visione dello stesso Istituto nazionale della sanità di fornire a tutti un trattamento ottimale.

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