Il caso in breve

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UNA TRAGEDIA CHE POTEVA ESSERE EVITATA – Il caso in breve.

Una sera di metà ottobre 2011 Danilo era nella sua stanza, presso la Scuola Navale di Frederikshavn. Esausto e senza riuscire a trovare pace. La sua famiglia era lontana, vivono tutti in Selandia – almeno 5 ore in treno da Frederikshavn. Danilo si sentiva così male che decise di recarsi dalla guardia medica a Frederikshavn in cerca d`aiuto. Il medico di turno, dopo un`indagine superficiale, gli ha dato una pillola antipsicotica, lo ha rimandato alla scuola consigliandolo di rivolgersi ad un medico generico locale, per un` aiuto psicologico ed eventualmente una visita piú approfondita. Danilo, la mattina seguente, come gli era stato consigliato, ha telefonato ad un medico generico di Frederikshavn. Ma qui non ha ottenuto nessun aiuto. Il medico non ha fissato, come Danilo sperava, un appuntamento, per una consultazione. Lo ha invece indirizzato al suo medico generico di Hellerup, a piú di 400 km.di distanza

Antidepressivi prescritti per telefono.
Danilo, che continua ad avere bisogno di aiuto, telefona al suo medico, Ole Knudsen, ma anche in questa occasione non viene fissato un appuntamento per una consultazione con cui il medico possa valutarlo personalmente. Il medico si limita ad una consultazione telefonica di 8 minuti, e gli prescrive un farmaco antidepressivo di nome Sertralin, comunemente chiamato “pillole della felicità”. Da che abbandona Danilo a se stesso.
Negli 11 giorni seguenti, Danilo segue le istruzioni del medico su quante pillole prendere e dopo 7 giorni, , raddoppia la dose, come prescritto, nonostante che, le ricerche scientifiche abbiano dimostrato che per i pazienti giovani, la pericolosità degli antidepressivi aumenta ulteriormente se somministrati ad alte dosi. Nel contempo le sue condizioni peggiorano: lamenta forti mal di testa, problemi di concentrazione, di sonno e nausea.
Il 25 ottobre, dopo 11 giorni di trattamento con il farmaco antidepressivo, Danilo si impicca ad una gru presso la Scuola Navale. Famigliari e amici sono sconvolti. Danilo non aveva un passato con problemi psichici, non aveva mai assunto farmaci antidepressivi, e il fatto che potesse togliersi la vita è arrivato come un tremendo shock per tutti quelli che lo conoscevano.

Grave violazione delle regole
Dopo la morte di Danilo, la famiglia Terrida ha scoperto che le norme per la visita, la diagnosi e la prescrizione di medicinali antidepressivi erano state gravemente violate nel trattamento di Danilo. Non è mai stato invitato ad una visita medica, è stato sottoposto ad un trattamento senza una vera diagnosi, non ha ricevuto nessun tipo di informazioni sull`eventuale malattia, sugli effetti e le controindicazioni del medicinale, e in nessun modo il medico ha controllato come Danilo reagisse alla terapia, nonostante sia risaputo, nell´ambiente medico, che i farmaci antidepressivi possono avere gravi effetti collaterali con serie conseguenze per i pazienti giovani. In poche parole, Danilo è stato abbandonato a se stesso, ignaro di quanto fossero pericolose le pillole che gli erano state messe in mano.

Manipolazione della cartella clinica.
Man mano che il caso si sviluppava, i genitori di Danilo si son resi conto che il medico Ole Knudsen, sei mesi dopo la morte di Danilo – contro tutte le regole – ha modificato dati ed apportato aggiunte alla cartella clinica di Danilo.
Hanno scoperto inoltre che l´Istituto della Sanità, già a partire dal 2003 era a conoscenza che, la somministrazione del farmaco Sertralin, aumentava il rischio di idee e comportamenti suicidi tra i bambini ed i giovani fino all`età di 25 anni. Nonostante questo, le linee guida relative a chi possa prescrivere tali farmaci a ragazzi dai 18 ai 25 anni non sono ancora state modificate.
Inoltre, la famiglia Terrida ha scoperto che, la gran maggioranza dei medici generici non ha l’adeguata formazione per gestire la cura di ragazzi e giovani con farmaci antidepressivi.

Critica ai medici
Dopo tre anni di azioni legali con le varie autorità sanitarie e vari organi di ricorso, è stato criticato il lavoro svolto dai due medici generici che hanno avuto contatto con Danilo prima che iniziasse con gli antidepressivi. Ma con stupore della famiglia la critica non è stata rivolta alla prescrizione del farmaco, che ha portato Danilo ad un tale stato mentale. Viene unicamente criticato il fatto che il farmaco sia stato prescritto per telefono, senza aver concordato dei controlli successivi e senza l´accettazione consensuale del paziente al trattamento. La famiglia Terrida é tuttora scossa dal fatto che il medico non sia stato criticato per avergli prescritto tale trattamento, in quanto sono pienamente convinti che Danilo non avrebbe mai dovuto essere curato con un farmaco antidepressivo, vista la mancanza di una vera consultazione e di una diagnosi che potesse giustificarne l’utilizzo.
I genitori di Danilo sono inoltre frustrati dal fatto che la polizia ed il pubblico ministero non abbiano intrapreso un’azione penale a carico del medico, nonostante la morte di Danilo sia stata riconosciuta come conseguenza diretta al trattamento medico ricevuto.

Prevenire altre morti.
Con la speranza di far modificare le line guida per la prescrizione dei farmaci antidepressivi ai giovani, la famiglia Terrida si è appellata al Mediatore Parlamentare (Folketingets Ombudsmand) per avere risposta a una serie di domande cruciali da loro poste all´Istituto della Sanità. Di fatto, le informazioni che avrebbero potuto salvare la vita di Danilo sono, ed erano, in realtà disponibili e in futuro dovrebbero essere parte integrante delle regole nel trattamento dei giovani dai 18 ai 25 anni con gli antidepressivi. Solo così si potranno evitare altri tentativi di suicidio o peggio suicidi. Questo desiderio la famiglia Terrida ha espresso anche al Ministro della sanità, ma ottenendo solo un`inadeguata risposta politica.
La famiglia Terrida lotta tuttora per fare luce sulla morte di Danilo, al fine di portare i responsabili ad assumersi le proprie responsabilità e conseguenze.

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