Difensore civico – Commissione Disciplinare

da_DKen_GBit_IT

Critica da parte della Commissione disciplinare

Quando i genitori di Danilo si sono resi conto che i medici avevano commesso numerosi e gravi errori nel decorso clinico del figlio, si sono appellati al Difensore Civico e alla Commissione Disciplinare per denunziarli e prevenire che altri genitori si devano ritrovare nella stessa situazione. Il Difensore Civico è l’ente pubblico che tratta le denunce di determinate terapie ad opera di operatori sanitari e garantisce i diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria pubblica. La Commissione Disciplinare irroga critiche al personale sanitario. Nel 2012 la famiglia Terrida ha denunciato gli errori commessi sopra tutto dal medico Ole Knudsen nel trattamento di Danilo. Dopo oltre un´ anno è arrivata la decisione conclusiva ufficiale
– non appellabile –

Nessuna indagine.
Mentre l`indagine faceva il suo corso, Denis Terrida contattava periodicamente il Difensore civico per essere aggiornato, e ben presto si è reso conto che l’ente non ricercava autonomamente i documenti necessari per il caso. Questo ha spinto la famiglia e l’avvocato ad effettuare un’indagine autonoma su ciò che era realmente accaduto quando a Danilo è stato prescritto l’antidepressivo, con un lavoro di ricerca che ha richiesto tempo e denaro. E di conseguenza inoltrare a più riprese le informazioni conseguite al Difensore civico, vedi settembre e dicembre 2012 nonchè gennaio 2013.
Alla richiesta dell’avvocato di famiglia al Difensore Civico di accertare un’informazione fondamentale, se Danilo avesse consultato il suo medico una volta oppure due prima che le pillole fossero prescritte, il Difensore ha risposto che non rientrava nei loro doveri. Questo si è rivelato inesatto, infatti quando l’avvocato di famiglia ha potuto documentare che era un dovere istituzionale dell’ente, le informazioni sono state ottenute. Per i familiari di Danilo, questo percorso è stato estenuante; e oggi la loro unica convinzione è che il Difensore Civico e la Commissione Disciplinare abbiano avuto come unico obiettivo lo svolgimento rapido del caso, senza il dovuto approfondimento.

Critica vaga
Le decisioni della Commissione disciplinare sono state emesse in più fasi. Nella primavera del 2014 essa ha criticato il medico locale, che aveva risposto alla telefonata di Danilo a Frederikshavn, per non aver informato il medico di famiglia del colloquio avuto con Danilo.
È cosa importante nei casi in cui si dovesse tenere un paziente sotto osservazione o controllo oppure se un paziente si dovesse presentare in condizioni potenzialmente gravi, questo ha comunicato la Commissione Disciplinare.
Il medico locale ha di conseguenza agito al di sotto delle norme per gli standard professionali generalmente accettati quando ha trattato Danilo per telefono.
I genitori di Danilo hanno anche denunciato il medico di famiglia Ole Knudsen per la sua diagnosi superficiale, la mancanza di consenso informato del paziente, l’errato trattamento di Danilo con gli antidepressivi e la gestione impropria della sua cartella clinica.
Nell’estate del 2013 Denis e Marianne hanno ricevuto le conclusioni della Commissione disciplinare.
Nella prima pagina si poteva leggere che Ole Knudsen veniva criticato su tre punti: la gestione della cartella clinica, il mancato supporto e controllo alla terapia e la mancanza del consenso informato del paziente.
Particolarmente il fatto che, Danilo non sia stato informato su “che medicinale” gli fosse stato prescritto, sgomenta particolarmente Marianne e Denis: senza nessuna cognizione di causa Danilo non ha avuto la possibilità di scegliere se sottoporsi o meno al trattamento, ed è anche questo che differenzia un trattamento volontario da uno imposto.
È oltremodo frustrante per i genitori, il fatto che Danilo non abbia ricevuto nessuna informazione sui pericolosi effetti collaterali, non essendone lui a conoscenza come potevano Marianne e Denis immaginarli e impedire che il figlio affrontasse in solitudine il suo problema, lontano dal sostegno e dall’amore della famiglia?
Ma con grande sorpresa della famiglia Terrida, il medico non è stato criticato per aver prescritto l’antidepressivo a Danilo senza prima averlo incontrato personalmente. Nelle argomentazioni si legge che il Consiglio ha ritenuto che un medico non dovrebbe prescrivere i farmaci antidepressivi in base ad una consultazione telefonica, a meno che non abbia in precedenza, valutato le condizioni del paziente con una visita personale”, e che di regola non è in linea con la prassi professionale riconosciuta che un medico di base prescriva antidepressivi per telefono “.
Ma perché il medico di Danilo non viene criticato per avergli prescritto l’antidepressivo dopo una sola telefonata di otto minuti? La risposta i genitori l`hanno potuta leggere nelle argomentazioni.

Modifiche sulla cartella clinica accettate come “merce sana”.
La Commissione disciplinare ha criticato il medico per aver oltre due mesi dopo la consultazione di Danilo modificato dei dati nella cartella clinica.
Da tali modifiche risultava ora, che Ole Knudsen in due occasioni – sia nella visita di persona a settembre che in quella telefonica nel mese di ottobre – aver parlato con Danilo dei suoi disturbi dell’umore.
Secondo la Commissione il fatto che Ole Knudsen non abbia scritto la data in cui aveva modificato le annotazioni – e che lo abbia fatto solo molto tempo dopo le consultazioni è ritenuto “al di sotto delle norme sui parametri professionali di categoria”.
Ma se da una lato la Commissione ha criticato le modalità di compilazione della cartella clinica del paziente, sul documento si può leggere che nella valutazione complessiva del caso il Consiglio ha scelto di utilizzare la versione della cartella clinica su cui Ole Knudsen aveva scritto le note aggiuntive e non la versione originale che la famiglia aveva richiesto e ottenuto un mese dopo il suicidio di Danilo.
Proprio perché la Commissione disciplinare ha accettato la nuova versione con tutte le aggiunte, Ole Knudsen è stato assolto dall’accusa di aver agito in conflitto con la pratica medica prevista dalle norme vigenti.
Il punto cruciale è stato cioè se il medico avesse diagnosticato il paziente in base ad una visita personale immediatamente prima della prescrizione telefonica del farmaco; considerando valida la cartella clinica modificata, si è potuto scagionare Ole Knudsen dall’accusa di grave negligenza.
I genitori di Danilo ancora non si spiegano perché la Commissione disciplinare non abbia utilizzato i documenti originali quando ha valutato il caso e questo fatto li lascia con la netta sensazione che le istituzioni che dovrebbero in primo luogo tutelare i diritti del paziente, in realtà altri non sostengono che gli operatori sanitari che hanno commesso errori.
Oltre alle aggiunte sulla cartella clinica, il medico di Danilo nella sua dichiarazione alle autorità ha aggiunto che Danilo in precedenza” conosciuto per problemi d’umore e depressione”. Non solo, il medico ha inoltre precisato che in realtà non aveva mai visto Danilo felice. Aggiunte e dichiarazioni che per la famiglia Terrida sono delle menzogne non documentate e costituiscono un tentativo di farlo apparire più malato di quanto non fosse in realtà.
Tutto questo è stato riconosciuto dalla Commissione disciplinare.

Grado di depressione stabilito dopo la morte di Danilo.
Nel contempo, Ole Knudsen non è stato l’unico che ha continuato ad analizzare Danilo dopo la sua morte. Nella cartella clinica originale di Danilo, Ole Knudsen ha scritto che Danilo era depresso, mentre nelle argomentazioni la Commissione disciplinare cita una moderata depressione, cioè una condizione intermedia tra una depressione lieve e una depressione grave.
Marianne e Denis tuttora non si spiegano come la Commissione disciplinare sia giunta a tale conclusione, visto che tale diagnosi non è riscontrabile nella cartella clinica di Danilo, né come abbia potuto la Commissione graduare la depressione a Danilo dopo la sua morte, considerando che i medici che sono stati in contatto con lui non gli hanno mai diagnosticato una depressione moderata?
I genitori di Danilo ancora non lo sanno, ma sanno che il grado di depressione è di rilievo per la prescrizione degli antidepressivi: in casi di depressione moderata, la prassi prevede di considerare eventualmente anche i medicinali, ma non lo prevede per una depressione lieve.
Nella decisione della Commissione disciplinare questo argomento viene usato per scagionare il medico, con la considerazione che in caso di sospetta depressione di grado moderato si può prescrivere gli antidepressivi prima che il paziente venga indirizzato da uno psicologo.
A Marianne e Denis resta la certezza che le variazioni nel descrivere la depressione di Danilo abbiano avuto unicamente lo scopo di scagionare il medico.

Nessuna diagnosi e nessuna informazione.
La vaga critica e la mancanza di indagini non costituiscono l’unica esperienza nei confronti del Difensore civico tuttora frustrante per la famiglia Terrida.
Dopo il suicidio del figlio, hanno esaminato e approfondito le linee guida per il trattamento con gli antidepressivi da parte dell’Istituto nazionale della sanità. Di conseguenza hanno potuto constatare che la Commissione disciplinare non ha preso in considerazione le linee guida quando ha emesso le critiche al medico di Danilo.
È ferma convinzione della famiglia che Ole Knudsen non poteva diagnosticare Danilo esclusivamente sulla base di un colloquio telefonico di otto minuti.
Secondo le linee guida governative, è importante che il medico durante la visita del paziente consideri una serie di fattori ed attui una serie di test, cosa che per Marianne e Denis il medico Ole Knudsen non può aver svolto durante una sola conversazione telefonica. Considerando che, nel trattamento della depressione una diagnosi corretta è fondamentale, perché ci sono grandi differenze nel modo in cui i vari gradi di depressione devono essere trattati.
Per questo motivo è importante per la famiglia che le delucidazioni o diagnosi del medico su Danilo vengano propriamente indagate, ma con delusione e sconcerto hanno constatato che la Commissione disciplinare non ha preso in considerazione le linee guida in materia, dell’Istituto nazionale della sanità.
Inoltre in esse si raccomanda che “il medico faccia uno sforzo attivo per coinvolgere le famiglie nel percorso clinico-assistenziale, quando lo ritenga rilevante e in conformità con il desiderio del paziente”. Su queste basi i genitori di Danilo hanno denunciato di non essere stati informati sul trattamento del proprio figlio.
Tra le ragioni per cui la famiglia avrebbe dovuto essere informata, c’è l’aumento del rischio di tendenze suicide, in particolare all’inizio del trattamento con questo farmaco, un effetto collaterale di cui Danilo non è mai stato informato e che quindi neanche la sua famiglia poteva esserne a conoscenza. Ma la Commissione disciplinare tuttavia non era d’accordo con i genitori di Danilo e ha scagionato il medico su questo punto. Appellandosi al “segreto professionale”.
È sopra tutto il fatto che la famiglia non fosse a conoscenza della pericolosità delle pillole che Danilo stava ingerendo, che oggi addolora. Se avessero saputo che a Danilo era stato prescritto un farmaco che poteva aumentare o creare tendenze suicide, non solo lo avrebbero spinto a tornare a casa, ma lo avrebbero riportato nello Sjælland per tenerlo d’occhio costantemente.

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