Assicurazione pazienti – Commissione tutela pazienti

da_DKen_GBit_IT

Vincono la causa, ma nessun risarcimento dall’Assicurazione pazienti (Ente pubblico).

Mentre era in atto il ricorso della famiglia Terrida presso il Difensore civico, anche l’Assicurazione pazienti si è occupata del caso di Danilo; il primo valutava se i medici dovessero subire critiche, la seconda se la famiglia di Danilo avesse diritto ad un indennizzo economico. Tale risarcimento può essere conseguito solo se il paziente viene leso a causa di un trattamento o di farmaci. L’Assicurazione pazienti doveva quindi valutare se il suicidio di Danilo dovesse essere considerato come un danno causato dalle pillole o dal decorso medico.

Conclusioni errate.
Quando i genitori di Danilo hanno fatto la prima denuncia alla Assicurazione pazienti nel 2012, non avevano idea che li attendesse più di due anni di lotta. Denis e Marianne hanno potuto constatare che cosi come il Difensore civico non aveva indagato sul caso, anche l’Assicurazione pazienti non aveva effettuato valutazioni indipendenti ma aveva assunto acriticamente le conclusioni di altri enti sanitari. Quando Denis e Marianne hanno trovato nuovi elementi rilevanti per il caso e li hanno consegnati al Difensore civico, l’Assicurazione pazienti è stata contemporaneamente informata della nuova documentazione da includere prima della sentenza conclusiva, ma ciò nonostante, ha deciso di non considerarle. Da che il reclamo della famiglia Terrida viene respinto.
Spettava alla Assicurazione pazienti stabilire se il suicidio di Danilo dovesse essere riconosciuto come una lesione al paziente, quindi la famiglia ha appellato la sentenza dell’Assicurazione pazienti alla Commissione di tutela pazienti che ha imposto all’assicurazione di riaprire il caso includendo le nuove informazioni.
Ma l`Assicurazione ha mantenuto la sua posizione, niente risarcimento. Ancora una volta i genitori di Danilo hanno appellato la sentenza e questa volta, più di due anni dopo la prima denuncia, la Commissione ha emesso un verdetto, considerato da diversi media danesi un fatto sensazionale: ha riconosciuto che Danilo ha subito un danno a causa del trattamento avuto dal suo medico;
In altre parole: il suicidio di Danilo è stato riconosciuto come una lesione, un “danno al paziente”.

Nessun risarcimento per il danno alla vita.
Mentre ancora Marianne e Denis sentivano che finalmente il Sistema sanitario riconosceva i diritti di Danilo, l´entità del risarcimento è stato uno shock. Il suicidio di Danilo è stato valutato 0 corone. Hanno perso il proprio figlio, ottenuto il riconoscimento che la sua morte era la conseguenza di un ”danno al paziente”, ma ora veniva loro comunicato che l’indennizzo era 0 corone. L’Assicurazione pazienti ha argomentato che, per legge non é risarcibile il danno emotivo (il dolore, il drama, la perdita) dei famigliari, ma solo il danno economico. Quindi, visto che Danilo non era ancora responsabile di un nucleo familiare, l’indennizzo è stato valutato pari a 0.
L’Assicurazione pazienti ha offerto invece di rimborsare i costi del funerale di Danilo, proposta respinta dai genitori. Per loro il funerale di Danilo è una questione unicamente della famiglia, e non volendola considerare una provocazione, sarebbe stata comunque una vera e propria umiliazione mescolare la sfera pubblica in cosa così delicata.
Nel contempo, però, i genitori, hanno sostenuto alti costi legali per la causa, svoltasi nell’arco di diversi anni, e hanno chiesto di ottenere un rimborso su tali spese da parte dell’Assicurazione. Tutto sommato è stata l’Assicurazione pazienti ad aver rifiutato a più riprese di riconoscere il suicidio come un danno alla vita; Marianne e Denis, in quanto persone ordinarie prive di competenze giuridiche, si sono sentiti costretti a ricercare un’assistenza legale, per non dover lasciar perdere il caso. Ma l’Assicurazione pazienti ha rifiutato di rimborsare tali somme, lasciandoli con la sensazione che è praticamente impossibile economicamente per dei comuni cittadini danesi far valere i propri diritti e portare avanti una causa contro l’Assicurazione pazienti.

Nessuna conseguenza economica.
La denuncia della famiglia di Danilo all’Assicurazione pazienti non ha mai avuto lo scopo di speculare sulla morte del figlio. Nessun rimborso pecuniario può sostituire il fratello e il figlio, che é stato strappato alla famiglia a causa di un trattamento irresponsabile.
Per Marianne e Denis, questa è una lotta per portare alla luce la verità sulla gestione irresponsabile di farmaci pericolosi da parte di medici incompetenti, perché sia fatta giustizia per il figlio e che i responsabili siano tenuti a render conto della loro negligenza.
Denis e Marianne non desiderano affatto un rimborso pecuniario dal medico riconosciuto colpevole del trattamento irresponsabile su Danilo.
Ma chiedono che ai medici di base – che sono degli operatori autonomi – possa essere imposta una responsabilità economica personale per le proprie azioni.
Sia perché deve essere possibile riportarli alle proprie responsabilità, che per l’effetto preventivo che si può conseguire, penalizzando economicamente gli operatori autonomi per le negligenze commesse.
La realtà oggi è che la compensazione non proviene dal medico responsabile del trattamento, ma dall’ente pubblico. Non ci sono conseguenze economiche personali per il medico negligente; spetta all`ente pubblico assumersi la responsabilità economica per gli errori del dottore, ed è lo stesso ente pubblico che fa´ da giudice in casi di risarcimento.
E´ questo che la famiglia Terrida vorrebbe fosse cambiato.

Causa civile preclusa.
I genitori di Danilo hanno sperato per molto tempo, di poter portare il caso in un tribunale civile, vale a dire all´infuori del contesto del Sistema sanitario. Solo in questo modo sentivano di poter riportare il medico di Danilo alle proprie responsabilità e di evitare il sistema che a loro avviso non ha indagato a fondo il caso, ha tratto delle erronee e convenienti conclusioni e ha considerato solo la cartella clinica modificata, tutto questo secondo la famiglia, con il solo scopo di coprire gli errori del sistema e dei medici che sono anche parte del servizio sanitario.
Ma la possibilità di un’azione legale è ormai sfumata, dal momento che si può citare in giudizio solo se vi è la possibilità di ottenere un risarcimento. E visto che alla famiglia Terrida già è stato riconosciuto un indennizzo – corrispondente a 0 corone – questo esclude la possibilità di un`azione legale.

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